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Le Armonie dell’Arte

La contemporaneità

  • lunedì 26 Febbraio 2024 Ore: 20:30 | Bologna, Teatro Auditorium Manzoni
A cura di: Barbara Abbondanza | Supervisione scenica: Giovanni C.F. Villa
Coproduzione: Teatro Comunale di Bologna e Innovio

«Contemporaneità» è un concetto sfuggente, impreciso, equivoco. Forse, in arte si può definire ciò che è contemporaneo solo per negazione. E forse, ci si può avvicinare allo spirito del proprio tempo solo per analogie, per accumulo disordinato di immagini. Eppure, succede talvolta che qualcosa di istintivo ci faccia percepire un’opera come radicalmente nuova, come singolarmente rappresentativa dell’epoca in corso. Nella musica succede più spesso che altro, forse grazie alla sua ineffabilità che permette al contemporaneo di manifestarsi prima e più chiaramente che in ogni altra disciplina.

In un dialogo a tre – due voci umane più una musicale – cercheremo di afferrare lo spirito del presente, come si farebbe con un insetto. Cosa significa «essere contemporanei» oggi, per un artista, per un musicista, per uno scrittore? È ancora una sfida sensata? È una sfida ingaggiata contro che cosa? Ed è ancora possibile vincerla, in un presente di trasformazione rapidissima del linguaggio, della tecnologia, della sensibilità, dei confini interiori e geografici e – in piena dell’intelligenza artificiale – della nozione stessa di «realtà»?

FontanaMIX ensemble

Gaia Mattiuzzi voce
Lavinia Guillari flauto, Marco Ignoti clarinetti
Valentino Corvino violino e live-electronicsSebastiano Severi violoncello, Pietro Agosti contrabbasso

Walter Zanetti chitarre, Stefano Malferrari pianoforte, Nunzio Dicorato percussioni

Francesco La Licata direttore

Team creativo

Barbara Abbondanza curatela
Valentino Corvino direzione artistica
Giovanni Carlo Federico Villa supervisione scenica
Tommaso Arosio video art
Interpretazione visiva dei brani musicali realizzata con il contributo delle opere di Giovanni Ozzola
consulenza artistica di Alberto Salvadori

Programma musicale

LUCIANO BERIO
O King
Nota di Luciano Berio: “Composto nel 1968 per mezzosoprano, flauto, clarinetto, violino, violoncello e pianoforte, questo lavoro vuole essere un tributo alla memoria di Martin Luther King. Il testo è costituito semplicemente dalla enunciazione del nome del martire nero. Le parole e i loro componenti sono sottoposti a una analisi musicale che è parte integrante della struttura generale. La voce enuncia i diversi elementi fonetici del nome che, infine, viene gradualmente ricomposto: «O Martin Luther King».” Il brano è stato scelto tra i più significativi del secondo ‘900 italiano, portatore di un suono nuovo che ispirerà i compositori delle generazioni successive fino ad oggi.

ARVO PÄRT
Fratres
Fratres esemplifica lo stile compositivo che Pärt stesso definisce “Tintinnabuli” (due voci che si muovono parallelamente in una dimensione calma e meditativa), con brevi cicli di accordi che si allungano sempre più. La strumentazione è libera. Il gesto strumentale trova compimento nel suo essere evocativo, nel richiamare una estrema concentrazione e contemporaneamente una grande potenza.

GYÖRGY LIGETI
Artikulatio
Artikulation è uno dei due soli brani di musica elettronica composti da Ligeti. Composto nel 1958 presso il WDR di Colonia (Studio für elektronische Musik des Westdeutschen Rundfunks), esprime in modo maturo tutte le novità portate dalla musica elettronica nel suono del ‘900: il suono come volume, come materia da creare e disporre nello spazio, il rumore che entra a far parte del paesaggio sonoro musicale. La partitura di questo brano, innovativa in quanto a visualizzazione del suono elettronico, è esplicativa rispetto alla concezione di Ligeti, il quale non proseguirà nella composizione elettroacustica ma porterà nel dominio acustico tutto ciò che ha imparato dalla concezione e manipolazione del suono del suono elettroacustico.

DAVID LANG
Death speaks estratti
Sebbene con la coscienza che tutti noi dobbiamo affrontarla, la morte è un argomento solitamente da evitare, tranne, forse, per i filosofi, che la spiegano alle nostre menti, e agli artisti, per parlarne ai nostri cuori. David Lang propone qualcosa sia per la mente sia per il cuore, pensando la morte come personalità, piuttosto che come un concetto puro. Per questo nuovo progetto Lang si è ispirato a Franz Schubert, studiando 600 lieder e utilizzandone estratti, traducendo i testi e rifondendoli in una nuova creazione, strutturata in 5 ritratti. A giocare il ruolo della morte nel ciclo di Lang è la voce, che insieme ai quattro strumenti solisti dipinge un ambiente meditativo nella fiduciosa affermazione della vita, destinato ad aiutare i membri della famiglia che si occupano della morte di una persona cara. Il brano è parte di un’installazione permanente nell’obitorio di un ospedale in Francia.

TAN DUN
Concerto for six
Concerto for Six evoca la gioia di un rituale di un villaggio cinese. Tan Dun porta nella strumentazione occidentale tracce evidenti del suono e delle tecniche degli strumenti classici cinesi. Il brano, in un movimento, è basato su variazioni della serie numerica 7-6-5-4-3-2-1, alla base dello schema metrico del brano, del suo tempo e del suo ritmo. I musicisti cantano, mentre suonano, le parole “Qi-Liu-Wu-Si-San-Er-Yi” che in cinese significano “Sette-Sei-CinqueQuattro-Tre- Due-Uno”. Ma in contrasto con questa struttura matematica, la musicalità è libera, spiazzante e divertente, con gli strumentisti che eseguono ognuno una cadenza improvvisata come in un gioco tra amici.

VALENTINO CORVINO
Le rovine del capitalismo
“Le rovine del Capitalismo” è un melologo per voce recitante e live electronics. Il testo di Paolo Giordano viene vestito da una musica corrosa, rumorosa, stanca, in cui circolano le macerie del suono del nostro tempo.

Autori

Marino Sinibaldi

Paolo Giordano

I protagonisti

FontanaMix ensemble

Valentino Corvino

Tommaso Arosio

Giovanni Ozzola

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